Lo Spinning

spinning Lo SpinningLo spinning è una tecnica di pesca difficile ed avara di soddisfazioni, ma al tempo stesso affascinante e con diversi aspetti positivi. Da un lato l’elevato numero di cappotti e la difficoltà iniziale ad effettuare delle catture la rendono una pesca non adatta a tutti, dall’altro il dinamismo dell’azione di pesca, la possibilità di catturare prede importanti e soprattutto la praticità la rendono molto appetibile.
in questo articolo parleremo dello “spinning medio” (esiste anche lo spinning leggero, pesante e quello praticato con zavorre aggiuntive: ad esempio bombarde o bulrag) ovvero quello che si effettua con artificiali da 7-12 cm aventi peso di circa 10-20 grammi. Con artificiali di questo tipo si possono affrontare la maggior parte delle situazioni e le prede tipiche delle nostre acque.

DOVE E QUANDO PRATICARLA

Sostanzialmente in tutti quei posti dove sono soliti stazionare i piccoli pesci (cefali, acciughe, salpe, zerri etc) che sono la principale fonte di sostentamento dei predatori. Per questo motivo i posti migliori possiamo dire che sono le foci dei fiumi (i quali possono essere risaliti anche di qualche km) e i porti. In generale però anche le scogliere e i lunghi moli sono posti da non sottovalutare. I mesi migliori sono quelli autunnali perché in questo periodo i predatori si avvicinano di più a riva. In generale però questa tecnica può essere praticata tutto l’anno. Tutte le ore sono buone ma i risultati migliori si ottengono all’alba e al tramonto. Sono da tenere in considerazione anche le giornate nuvolose e la notte, che alle volte può regalare gradite sorprese. I veri esperti si dedicano a questa tecnica solo quando le condizioni meteo-marine sono più propizie, ovvero quando il mare è mosso e le acque sono torbide.
Di seguito, pertanto, descriviamo solo le specie tipiche dello spinning dalla costa, con indicazione dei luoghi, condizioni ed esche più adatte:

spinning Lo Spinning

ATTREZZATURA

L’attrezzatura riveste un ruolo fondamentale; chi pratica lo spinning lo sa bene e possiede diverse canne, diversi mulinelli e una riserva quasi infinita di artificiali. Il vero patito ha (quasi) una canna diversa per ogni tipo di predatore, condizione specifica del mare, tipologia del luogo di pesca e peso dell’artificiale che intende utilizzare. in questa sezione, come già accennato, tratteremo l’attrezzatura adatta ad uno spinning “medio”.
Ci serviranno quindi: una canna, un mulinello, del buon filo di nylon (alcuni preferiscono il trecciato), alcune girelle specifiche per lo spinning, cavetti d’acciao (da utilizzare solo per predatori con denti molto taglienti, ad esempio barracuda e pesci serra), un capiente guadino e una buona scorta di artificiali.

La canna

Per iniziare a praticare questa disciplina è sufficiente una canna, telescopica o a due pezzi, sui 3 metri di lunghezza e con potenza di lancio 10-30 grammi, meglio se specifica per lo spinning ma anche una generica può andare bene.

Il mulinello

Dovrà essere piuttosto robusto per resistere alle continue sollecitazioni dovute al gran numero di lanci e recuperi e di dimensioni abbastanza generose in modo da poter contenere almeno 200 metri di buon nylon dello 0.25/0.28. Questo diametro è più che sufficiente visto che la taglia media dei predatori che andremo ad insidiare non sarà quasi mai eccessiva e compresa tra 1 e 3 kg di peso. Anche il rapporto di recupero del mulinello è importante, direi che un mulinello con un rapporto di 5:1 è l’ideale.

PREDE

L’obbiettivo è chiaramente il predatore anche se poi durante una battuta di pesca può capitare di prendere veramente di tutto. I predatori che si possono incontrare in una battuta di pesca a spinning sono molti, dai più piccoli, fino a quelli più grandi. Tra i più probabili troviamo senza dubbio i barracuda e i pesci serra; pesci di provenienza tropicale che stanno aumentando notevolmente nelle nostre acque. A ruota seguono le spigole e le lecce che spesso portano i loro attacchi sotto riva, soprattutto in prossimità delle foci. Tra i predatori più piccoli forse gli unici che meritano una pesca specifica sono i sugarelli e le occhiate. Alle volte può anche capitare di allamare aguglie, tracine e rombi, ma è più raro. Oltre a queste specie, ce ne sono tante altre, tra cui il dentice, la lampuga, il tombarello, la ricciola di branco e la cernia. In sintesi, tutti i predatori che si avvicinano alla costa possono essere potenziali nostre prede. Non bisogna sorprendersi quindi se oltre ai pesci, ci capiterà di allamare anche cefalopodi (polpi, seppie o calamari); anche loro rientrano tra le specie che subiscono il fascino dell’artificiale.

ARTIFICIALI

Esistono diversi tipi di artificiali. In quest’articolo prenderemo in considerazione solo quelli che si possono utilizzare senza zavorra aggiuntiva. Escludiamo quindi piumine, raglue e minnows dal peso inferiore a 6/7 grammi. Gli artificiali più venduti, forse perché più semplici da usare sono i minnows tradizionali, ovvero dei “pesciolini” costruiti in materiale plastico o balsa muniti di paletta. Ne esistono di diversi tipi e forme e si distinguono in “floating” (galleggianti) e “sinking” (affondanti). I primi solitamente si muovono in prossimità della superficie mentre i secondi nuotano più in profondità. Esistono anche i “deep runner” muniti di una grossa paletta che sono in grado di raggiungere profondità maggiori. Un altra categoria di minnows che ultimamente è molto apprezzata è quella dei “walking the dog”. Questi minnows non hanno paletta e durante il recupero rimangono completamente a galla. Per avere buoni risultati occorre impartire con la punta della canna dei repentini cambi di direzione (le prime volte non è semplice, occorre un po’ di pratica) in modo tale che l’artificiale compia un vero e proprio zig-zag in acqua. I Poppers, il cui nome deriva molto probabilmente dal rumore prodotto dall’artificiale durante il recupero, sono definiti da molti come la categoria più redditizia. Hanno la testa concava che fa attrito con l’acqua, rimangono a galla, non hanno nessun tipo di paletta e quando vengono recuperati a grande velocità compiono degli schizzi che risultano essere irresistibili per i predatori. I cucchiaini ondulanti sono invece degli artificiali costruiti in metallo che grazie alla loro forma fusiforme e ai loro riflessi riescono ad assomigliare, durante un recupero veloce, a piccoli pesci in fuga. Ne esistono di varie forme e vari colori, sono sicuramente meno catturanti dei minnows ma si rivelano indispensabili in certe situazioni particolari. Con mare molto grosso, in mezzo alla schiuma e in condizioni di forte vento frontale sono forse l’unica soluzione per tentare di prendere qualche pesce. Inoltre, dato che raggiungono anche pesi ragguardevoli (40-50 gr) possono essere usati per sondare tratti di mare a lunga distanza dalla costa.

AZIONE DI PESCA

Una volta giunti sul luogo di pesca, preferibilmente vicino a un porto, dentro o sulla foce di un fiume, sceglieremo una zona con acqua abbastanza profonda. Cinque o sei lanci sono sufficienti, poi se non si scorge nessun segnale di presenza di predatori si cambia posto avanzando di una decina di metri. Bisogna prestare molta attenzione ai segnali: i predatori quando sono in caccia sono facilmente avvistabili. Piccoli pesci che saltano fuori dall’acqua, gabbiani che volteggiano nell’aria, vere e proprie mangianze sono tutti segni inequivocabili della presenza di un branco di predatori. Altra regola importante è quella di cambiare spesso l’artificiale che, dopo circa una trentina di lanci, non ha dato nessun effetto. Il recupero dell’artificiale va fatto a canna bassa e variando spesso la velocità. E’ buona regola effettuare dei recuperi lenti alternati ad alcuni più veloci. Talvolta è redditizio fermarsi per poi imprimere un’accelerazione brusca. Questo comportamento dell’artificiale sembra irritare i predatori fino a spingerli ad attaccare. Dopo la ferrata inizia la parte difficile. A seconda del tipo e della grandezza del predatore occorre comportarsi in modo diverso.
Se dall’altra parte del filo abbiamo per esempio un barracuda o un pesce serra allora bisogna cercare di concedere poco filo e tentare di conclude il combattimento, forzando un po’ il pesce, il prima possibile. Se invece abbiamo in canna una spigola la cosa migliore da fare è alzare il cimino della canna e cercare di portare a galla la preda. Una volta in superficie, la regina perderà quasi tutte le forze. Se invece abbiamo la fortuna di aggancare una grossa leccia o una ricciola la strategia è completamente diversa. Conviene “giocare” di frizione e provare a stancare il pesce. Chiaramente quelle indicate sono indicazioni di massima, spesso non condivise da tutti i pescatori.

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