Questa particolare tecnica,consente di pescare con una lenza molto sensibile e a una distanza considerevole da riva, in modo da poter eliminare quella fastidiosa curvatura della lenza che in gergo viene denominata pancia. In un ambiente come quello marino, in cui si agisce spesso in condizioni di vento forte e corrente sostenuta, la pesca all’inglese consente di far lavorare la lenza, e quindi l’esca, in modo molto naturale e in una zona prestabilita anche in presenza di vento contrario. Infatti il galleggiante, che, essendo fissato alla lenza solo con la sua estremità inferiore, consente di pescare con il filo completamente sommerso, eludendo la spinta del vento che altrimenti provocherebbe la ben nota “pancia” in superficie. La piombatura della lenza può essere concentrata in prossimità del galleggiante, con il vantaggio di conservare una notevole sensibilità indipendentemente dalla portata del galleggiante stesso. La canna è provvista di anelli di piccolo diametro, legati al fusto a distanze ravvicinate, impedendo così al filo di aderire alla canna e creare un attrito che ridurrebbe notevolmente le distanze raggiungibili con il lancio in condizioni di elevata umidità o di pioggia.
ATTREZZATURA
pescando in mare, vi è l’esigenza di utilizzare canne più lunghe di quelle normalmente usate nelle acque dolci, dove l’azione di pesca viene svolta da sponde piuttosto basse. La lunghezza ideale è di 4,2-4,5 metri, contro i 3,6-3,9 metri dalla canna per acque dolci. Praticità, leggerezza e una certa robustezza sono i requisiti principali dell’attrezzo, che può essere telescopico o a innesti. Il mulinello: è opportuno optare per i modelli dotati di bobbina conica, che consentono , oltre a un avvolgimento prfetto del filo, una sua uscita facilitata durante il lanci. Per caricare la bobbina del mulinello conviene avvalersi di monofili dotati di morbidezza, elasticità, resistenza all’abresione e una buona rapidità di affondamento, necessaria per far entrare la lenza in pesca in modo corretto e nel più breve tempo possibile. Generalmente in mare vengono utilizzati monofili di diametro compreso fra lo 0,12 e lo 0,16 anche quando la pesca è rivolta a esemplari di una certa pezzatura.
GALLEGGIANTI E FINALI (si rimanda alla tecnica in acqua dolce)
TERMINALI (si rimanda alla tecnica in acqua dolce)
ESCHE
L’esca principe è la larva di mosca carnaria (bigattino). Oltre a essere molto gradita a quasi tutte le specie ittiche, possiede un’ottima tenuta al lancio che la rende ideale nella pesca all’inglese. Altre esche adatte sono il pane francese, le sarde, la cozza, tutti i vermi marini e i gamberi. Pescando all’inglese assume rilievo fondamentale effettuare una buona pasturazione per trattenere il pesce in una determinata zona di mare per tutto il tempo della pescata. Poichè spesso si agisce a notevole distanza da riva, occorre imparare a lanciare con precisione la pastura tramite un’apposita fionda. Le larve di mosca carnaria sfuse e incollate, gli sfarinati e le sarde costituiscono le migliori pasture, possibilmente da presentre in palle non eccesivamente grosse. Le prede più comuni nella pesca all’inglese in mare sono le specie che popolano gli strati superficiali vicino alle coste. Le aguglie, le lecce e le occhiate, abituate a restare sempre distanti dalla riva, vegono insidiate con montature molto morbide, che rappresentano soluzioni particolarmente valide anche nei confronti di saraghi, spigole ed orate. Le boghe e le menole si catturano con lenze molto simili a quelle impiegate per la pesca con la bolognese. Prede piuttosto frequenti sono anche le diverse varietà di cefali che si possono prendere all’amo sia a galla, addirittura senza piombatura, sia a fondo, zavorando correttamente la lenza.

