Il Bibi

bibi1 Il Bibi

bibi2 Il Bibi

bibi3 Il Bibi

bibi4 Il Bibi

Tecnicamente, è un’esca che si adatta ottimamente sia a travi monoamo, quali il Monorip, che a travi pluriamo, come il classico Pater Noster. Il finale verrà confezionato come diametri e lunghezza, sia in base al trave utilizzato, che in base alle dimensioni dell’esca, alla specie da insidiare e, chiaramente, alle condizioni del mare.
Che sia nylon o fluorocarbon si parte comunque da diametri come lo 0,25 fino a giungere a quelli più sostenuti, dello 0,50. Questo, ovviamente, vale anche per la scelta della misura dell’amo che, giusto per dare un’idea, partirà dal 6 per giungere agli zerati. Indipendentemente dalla misura, ciò che preme sottolineare è la foggia dell’amo che, per ottenere il massimo in termini di resa dell’inganno, dovrà rispettare determinate caratteristiche, sia che si tratti di innesco vivo o rivoltato. Per il primo una curva molto ampia, che faciliti lo scorrere dell’esca dall’ago al finale, con un ottimo indice di penetrazione e grandi capacità di robustezza alle trazioni è certamente quello che serve. Diverso, invece, il discorso per l’innesco del trancio, il quale ospiterà ami possibilmente dalla foggia più snella e dalla curva più “umana”, pur mantenendo le caratteristiche di robustezza finale, visto la selettività dell’esca e la capacità ipotetica delle prede a cui si rivolge.
Dando delle indicazioni, esclusi gli ormai obsoleti Aberdeen, per via della loro elasticità e poca robustezza ormai accertata, ci rivolgeremo, per il bibi vivo, verso ami a gambo corto come i Beak e, per quello da innescare rovesciato, verso ami gambo medio/ungo come gli Spearpoint (che facilitano l’ingoio) e gli intramontabili, nonché robustissimi, O’Shougnessy. Ottimi, anche gli ami da carpa dalle fogge più simili a quelle testè accennate.

Modalità di innesco

Anche qui si percorreranno strade differenti a seconda della misura e della tipologia dell’esca.
Per i classici bibi da scatola, da innescare vivi, faremo ricorso al classico ago da innesco che attraverserà il bibi partendo dal retro e uscendo dal fronte(da dove fuoriesce la proboscide), avendo molta cura nel centrare perfettamente gli opercoli senza sforare la cuticola (allo scopo sarebbe utile munirsi di un ago spuntato, per evitare lacerazioni che svuoterebbero immediatamente l’innesco). Una volta sull’ago, il bibi verrà trasferito sul finale, cercando di evitare gli schizzi di liquido. È un’operazione delicata, che può essere effettuata a seconda della dimensione del bibi da innescare e delle sue caratteristiche di elasticità. Per i più piccoli e per quelli dalla cuticola più morbida ed elastica, basta agire, con molta cautela, in maniera classica – punta dell’amo alloggiata nel forellino dell’ago, passaggio dell’esca dall’ago al terminale -; per quelli più grossi e duri, certamente non in grado d seguire la curva dell’amo con facilità, l’innesco verrà effettuato al contrario – inserendo il nylon nel forellino dell’ago e facendo scorrere il bibi lungo il finale fino all’occhiello; quindi faremo girare con una moderata velocità il finale così da sfruttare la forza centrifuga per ottenere il passaggio attraverso gli opercoli di occhiello e gambo; infine posizioneremo correttamente l’esca sulla curva). Differente è il trattamento riservato al bibi di dimensioni veramente grosse, quello definito veneziano. Se, in caso di pesca da natante, va più che bene la classica cucitura con due giri attorno all’amo, da spiaggia sarà certamente più performante un innesco (sia intero che in trancio), che prevede l’apertura del bibi lungo la sua lunghezza, il suo rivoltamento e il successivo avvolgimento della porzione attorno al finale, usando l’ago da stecca per facilitare l’avvolgimento stretto con il filo elastico; un procedimento, dunque, non dissimile da quello classico per i filetti o i tranci di cefalopodi, che ci permetterà di ottenere un innesco abbondante, longilineo e molto resistente.
L’opinione è quella di riservare questo trattamento ai caso di mare mosso e pesca nella schiuma.
Questo al fine di aumentare lo stazionamento dell’esca sul canale, posto che la corrente, tanto forte da rimescolare il fondo, sarebbe comunque in grado di svuotare il classico bibi da scatola in un niente, rendendolo praticamente sostituibile dopo pochi minuti dall’entrata in pesca.

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